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INTERVISTE & CURIOSITA'

Se la musica è la tua passione, la rubrica del BoxMusicale potrà diventare un buon amico.

Eventi, curiosità e notizie, interviste a musicisti e gruppi emergenti del panorama milanese e non solo.   

Raccontaci la tua storia, siamo pronti a condividerla, mostraci il tuo talento non vediamo l'ora di sostenerti.

1-Pensa allo stile della musica che vuoi fare

Quando pensi a come creare un gruppo musicale, devi definire lo stile della musica che vuoi creare. È necessario che tutti i membri del gruppo remino nella stessa direzione e se ogni membro punta a uno stile diverso, la cosa più probabile è che si tratti di un disastro completo. Inoltre, a seconda dello stile scelto, capirai i musicisti di cui avrai bisogno. Non è lo stesso creare una rock band in cui avrai bisogno di chitarre potenti, o una pop band in cui la tastiera sarà protagonista.

2-Trova i musicisti giusti per creare il tuo gruppo

Hai già lo stile di banda definito, è ora di iniziare a creare il gruppo e, per questo, avrai bisogno del resto dei musicisti che completeranno la formazione. La cosa ideale per trovare i musicisti giusti per creare il tuo gruppo è che siano musicisti affidabili, che condividano lo stile della musica che vuoi fare e che abbiano un livello simile al tuo (se avranno un livello più alto si annoieranno e, se il livello sarà molto più basso, questo ostacolerà le dinamiche del gruppo). Al giorno d’oggi, ci sono molti modi per trovare musicisti per creare una band, attraverso i social network, bacheche in luoghi di prova, piattaforme online ecc. Ti consigliamo di iniziare con la tua cerchia di amici e conoscenti. Ricorda che le ore di prova sono molte e starete bloccati in un locale; se puoi è meglio stare con persone conosciute con cui hai un certo livello di fiducia; 

3- La sala prove: il santuario della tua Band

Con lo stile definito e il gruppo formato, il passo successivo è trovare una sala prove perfetta per iniziare a scatenare la musica. Una sala prove è il santuario di un gruppo, il luogo in cui viene eseguita la magia e viene creata la musica, ma deve raccogliere una serie di caratteristiche: o Che sia ben insonorizzato per non disturbare i vicini oi gruppi circostanti. o Che l’acustica sia buona per evitare distorsioni, echi, ecc. o Che sia sufficientemente ampio in modo che tutti i membri del gruppo si adattino ai loro strumenti. Ci sono Sale equipaggiate per questo scopo, distribuite in molte stanze in modo che ogni gruppo abbia il suo spazio. Se non hai un garage isolato dove la tua musica non infastidisce gli altri, le sale prova sono l’opzione migliore. Inoltre questi luoghi ti danno la possibilità di incontrare altri musicisti e gruppi 

4-Stabilisci gli obiettivi e raggiungili

Creare un gruppo musicale, come creare qualsiasi altro progetto deve avere un obiettivo, divertirsi, dare concerti, imparare o tutto quanto sopra allo stesso tempo. Pertanto, è importante fissare obiettivi e lavorare per raggiungerli. Quando pianifichi come impostare un gruppo musicale, devi impostare obiettivi a medio / lungo termine come ad esempio registrare un disco, o partecipare a un festival. Un obiettivo a breve termine potrebbe essere come comporre canzoni, preparare un concerto live.In ogni caso, richiede pianificazione e dedizione, ma se nonsi hanno obiettivi definiti il gruppo musicale andrà alla deriva e probabilmente finirà per sciogliersi 

5-Organizzare le prove

Come abbiamo visto, è essenziale stabilire alcune regole di base per raggiungere gli obiettivi. Questo è ottenuto attraverso la pianificazione e la dedizione. Il momento migliore per dedicare il tempo al raggiungimento degli obiettivi è durante le prove pertanto, è importante pianificarle bene. Stabilire un giorno fisso e un’ora alla settimana e parlare di ciò che accadrà nella prossima prova è fondamentale affinchè tutti i membri del gruppo sappiano cosa li attende il giorno delle prove e siano in grado di svolgere i compiti richiesti. D’altra parte, va ricordato che le prove sono di gruppo, e sottolineo “di gruppo” e che ogni musicista si deve impegnare ad esercitarsi a casa propria per arrivare il più preparato possibile in sala prove. Non c’è niente di più esasperante che provare in un gruppo e trovarsi con un musicista che non conosce la canzone o il cantante non ha imparato i testi

6- Mantieni unito il gruppo

Un gruppo musicale è un gruppo di persone raccolte con un obiettivo comune, in questo caso, fare musica. Ciò implica che ogni persona avrà un modo di pensare, agire e vedere le cose. È molto probabile che la convivenza nelle premesse, i diversi punti di vista e i personaggi di ciascun membro del gruppo possano portare a discussioni e incomprensioni. Per evitare che ciò accada, bisogna essere tolleranti, avere la mano sinistra e ascoltare ogni membro del gruppo per vedere cosa porta, cosa chiede o cosa ha bisogno. Svolgere diverse attività non correlate al gruppo con gli altri musicisti è un’altra buona soluzione per conoscerle meglio e stabilire una relazione oltre la musica. Non è necessario andare in ritiro tutti insieme, è sufficiente bersi una birra, andare a far festa o incontrarsi per una chiacchierata tranquilla. Ricorda che la chimica che si genera tra voi è la stessa che viene poi trasmessa agli altri.

Con questi 6 passaggi, sono sicuro che prima che tu te ne accorga, avrai creato il tuo gruppo musicale e suonerai nei migliori locali della tua città, facendo vibrare il tuo pubblico.

In BoxMusicale puoi registrarti come artista e iscriverti agli eventi per far conoscere il tuo gruppo e acquisire notorietà.

Quando hai un idea, un progetto, un talento, la cosa più difficile è sempre la partenza. Mettere insieme le idee, capire da dove iniziare e quale strada percorrere. Fai ordine, e datti un obiettivo. La persona che più di tutti può traghettare il tuo progetto verso la realizzazione è la figura, a volte mitologica del produttore musicale. Tutti possono averne uno, Il primo step è saper riconoscere la professionalità, per il cui il primo passo è proprio fare ricerche. Leggi, analizza le carriere dei produttori che rientrano nel tuo gusto musicale e cerca di capire cosa fa per te, e ahimè per il tuo budget. Ti aiuterà a chiarire le idee, e stimolartene di nuove. Quando hai individuato quelli che senti più affini al tuo progetto, incontrali. Si, perchè solo parlando puoi capire se tra voi può esserci feeling, il tuo producer deve diventare il tuo alleato, deve innamorarsi del tuo progetto, almeno quanto te. Dev’essere capace di gestire gli umori contrastanti, i cali o i picchi di tensione degli artisti e per far questo l’intesa è imprescindibile. Scegli una persona che abbia esperienza, perchè ha davvero un valore inestimabile nei momenti di difficoltà. Il tuo producer deve riuscire a mantenere sempre un clima positivo, deve avere larghe vedute, e nessun pregiudizio verso i nuovi generi. Non ti resta che cercare il produttore che fa per te! 

Intervista al trio milanese che fonde influenze alternative rock e pop a melodie ambient ed elementi elettronici.  L’anno scorso avete pubblicato il vostro primo EP, preceduto dal singolo “Black Mirror”.

A cosa vi riferite? Quale è l’ispirazione che ha portato al brano e al titolo?

Potrebbe sembrare un riferimento alla serie TV, ma in realtà è stata solo una fortunata casualità! Lo specchio nero siamo noi. Il fulcro della canzone è che non è possibile trovare se stessi e la propria identità negli altri, perché sono specchi neri che danno un riflesso distorto – distorto perché ognuno percepisce diversamente le cose e le persone.
L’ispirazione per la musica è nata tutta dal synth principale, attorno al quale abbiamo costruito il resto. Volevamo che fosse un elemento distintivo e portante.

Passando all’EP “at odds”; pubblicato alla fine dello scorso anno, cosa significa il titolo? Quanti brani comprende e quale è quello che vi rappresenta di più?

“at odds” è un EP molto personale, quindi anche il titolo doveva esserlo. Di base “at odds” significa “in conflitto”, da intendersi in accezione positiva perché questo conflitto rappresenta una sorta di percorso che porta l’ascoltatore a una consapevolezza: l’amor proprio e l’indipendenza sono fondamentali prima di potersi approcciare all’altro, che spesso ci impone catene che non siamo tenuti ad accettare. La libertà è ciò
di cui andiamo alla ricerca nel nostro EP.
Il disco si compone di 5 pezzi, e sicuramente il più rappresentativo è Black Mirror, perché è l’equilibrio giusto tra delicatezza, aggressività e gli elementi elettronici che ci contraddistinguono.

Avete iniziato come cover band, se si, di quali band?

Sì, abbiamo iniziato come cover band, ma abbiamo subito cercato di dare un’impronta personale riarrangiandole tutte. Abbiamo approcciato band come Paramore e PVRIS, ma anche pezzi pop radiofonici.
Il periodo cover, comunque, è stato brevissimo, perché già dopo un paio di mesi avevamo scritto il nostro primo pezzo, Empty Room, che trovate all’interno dell’EP. La nostra musica è arrivata presto, perché tutti noi sapevamo che il nostro obiettivo principale era lavorare sugli inediti.

Quali sono e/o sono state le vostre influenze principali?                             

 PVRIS, Hands like houses, Bring me the horizon, Paramore

Come vi fa sentire esibirvi dal vivo?

Vivi. Suonare è la maggior soddisfazione, perché hai l’occasione di sentire la gente che applaude alla tua musica. Non è cosa da poco! Noi siamo una band molto stoica, lavoriamo 9 ore a settimana in sala prove, e da casa ognuno si occupa di aspetti differenti. Insomma, la prendiamo piuttosto seriamente, e suonare live ci ricorda sempre che alla fine la musica è sì duro lavoro, ma anche leggerezza e divertimento. Ne vale la pena.

Come nasce una nuova canzone?

Allora, di base le idee vengono da Daniele, il chitarrista, che dà forma ai pezzi, mettendone giù melodie e struttura. Dopodiché ci lavoriamo tutti a casa, per cercare diverse soluzioni, e poi in sala le testiamo e le modifichiamo fino a che non troviamo quella che ci soddisfa di più. È un lavoro difficile perché spesso le nostre idee si scontrano, ma credo che sia anche il nostro punto di forza, perché così facendo si crea un compromesso armonico tra tutte le nostre idee e perplessità.

Quando potremo di nuovo vedervi e sentirvi dal vivo? Avete già delle date?

Sì! Suoneremo sabato 29 giugno nel pomeriggio in acustico a Brembate di Sopra al Web Radio Day di Webradionetwork Italy per il premio della critica del F*ck Factor, contest incentrato sugli inediti cui abbiamo partecipato nei mesi scorsi, e il 29 sera in elettrico per lo stesso evento alla Taverna 081 di Carvico. Il 6 luglio saremo al Vecchio Mulino di Valdengo (BI), l’11 luglio allo StArci di Osio Sotto, per il Bergamo Summer Contest, e il 18 luglio a Melzo, in occasione del Let’s band live contest.

 

 Il leader degli Iron Maiden si è dedicato fin dall’infanzia a praticare lo sport della scherma arrivando ad occupare la posizione numero 7 nella classifica della Gran Bretagna. Alla fine decise di sostituire il fioretto con un microfono e oggi sono milioni di fan in tutto il mondo che sono grati per questo.
 

Julio Iglesias



Uno degli artisti spagnoli più riconosciuti in tutto il mondo ha avuto una promettente ma breve carriera come portiere del Real Madrid. Il famoso cantante faceva parte della gioventù del Real Madrid per quattro anni e mezzo, arrivando al debutto anche con la prima squadra bianca. Purtroppo, un giorno prima del suo ventesimo compleanno, ha subito un incidente che ha troncato il suo sogno di trionfare indossando  la divisa del Madrid.

 

Durante la sua convalescenza gli hanno dato una chitarra in modo da poter esercitare le dita e recuperare la sua mobilità. In questo modo il calcio ha perso un portiere di talento ma la musica ha guadagnato uno degli artisti più importanti di tutti i tempi.

James Toseland

Il bicampione del mondo di Superbike nel 2004 e nel 2007 è noto anche per avere la sua band, che curiosamente ha chiamato “Crush”, incidente in inglese. Ottenendo un successo moderato, ha finito per scioglierla e tentare la fortuna da solo.


Lars Ulrich

Figlio e nipote di tennisti professionisti, il batterista dei Metallica era nella top ten della classifica dei giovani tennisti in Danimarca, suo paese natio, ma quando si è trasferito negli Stati Uniti lo stesso Lars ha dichiarato che “non ero nemmeno tra i primi dieci del suo vicinato. “Davanti a questo panorama e con il ricordo dell’emozione che sentiva quando si è trovato di fronte per la prima volta alla musica dei Deep Purple, prese la decisione di dedicarsi alla musica. Al giorno d’oggi è una delle migliori batterie attive.

Pablo Daniel Osvaldo. 

L’argentino, che in Italia ha militato con la Fiorentina, con il Bologna, con la Roma ed infine con la Juventus, e che a soli 30 anni ha deciso di lasciare il mondo del calcio per dedicarsi alla sua passione: far parte di un gruppo rock.

 

Gianluca Lapadula

centravanti del Milan, ha mostrato un certo talento nel suonare il pianoforte. Alla trasmissione calcistica “La Domenica Sportiva”, il giocatore rossonero si è esibito con un brano di Chopin ricevendo l’applauso spontaneo dei presenti in studio.



 






 

 

Un avviso sulla bacheca di una scuola di Dublino: un batterista cerca musicisti per formare una rock band. È l’ottobre del 1977, il giovane batterista ha 16 anni e si chiama Larry Mullen. Rispondono all’annuncio due fratelli, David e Dick Evans, entrambi chitarristi, un bassista, Adam Clayton, e, all’ultimo, Paul Hewson, che porta già in dote il nome d’arte Bono Vox, un soprannome che prende l’ispirazione da un negozio di cornetti acustici. Il vento che soffia dalla vicina Inghilterra, porta soprattutto atmosfere punk o neoromantiche. I quattro ragazzi hanno quasi solamente nell’abbigliamento qualcosa che ricordi il punk. Anzi, non appaiono poi neanche così tanto nichilisti: il loro costante riferimento cattolico ridimensiona giacche di pelle, stivali a punta e i capelli acconciati alla “come viene”.     

L’esordio è quello classico di tutte le band giovanili, concerti davanti a pochi amici, prove in fumosi garage, demo registrati alla buona e tanta voglia di sfondare. Nel marzo 1978 il gruppo approda ad uno show per band emergenti a Limerick, in Irlanda, vincendo ed impressionando il giudice che offrirà loro l’occasione di registrare un demo negli studi della CBS. Il gruppo cambia il nome in “U2” e chiede al businessman Paul McGuinnes di fargli da manager. Terminati gli studi, gli U2 cominciano a suonare in vari locali a Dublino, girando con un furgone alla cui guida c’era lo stesso  McGuinness.

Nel 1979 danno vita ad un Ep con tre canzoni, ma il disco non ottiene un gran successo di vendite. Circolano però le prime voci sui quattro giovani dublinesi e nel gennaio dell’80 i risultati di una ricerca del giornale Hot Press con i propri lettori parlavano chiaro: gli U2 erano in vetta alle preferenze in diverse categorie musicali. Iniziano un nuovo tour inglese e il concerto al Lyceum Ballroom di Londra fa il tutto esaurito. Per la prima volta gli U2 lasciano fuori dall’ingresso 700 fan. Alla fine di febbraio gli U2 partono negli Stati Uniti per il loro primo vero tour, tre mesi di concerti durante i quali vengono accolti trionfalmente.

E’ l’inizio del trionfo. Le loro esibizioni dal vivo sono performance in cui la musica rimane al primo posto. Incidono dischi e il loro sound diventa riconoscibile pur mutando ispirazioni e genere nel corso degli anni. Canzoni dai testi profondi e carichi di messaggi sociali. 

Da garage a palco da record. La crescita dei ragazzi di Dublino è compiuta: sono ormai la band più famosa del mondo.



 

Diciamocelo pure, la vita delle band in città non è assolutamente semplice.

Il garage che tanto insonorizzato non è, la casa in campagna  emette suoni elettrificati che sovrastano il suono delle campane che ti ricordano che è Domenica e dovresti essere a messa.

Tutto sottolinea che sei nel luogo meno adatto per suonare e che qualcuno è li pronto a dirti che forse dovresti smettere, a patto che tu non sia così gentile da intonare con chitarra e voce la prossima hit di Don Marcello Domenica prossima.

Dove suonare allora?

La redazione di Boxmusicale è scesa nelle strade di Milano per scovare alcuni luoghi in cui suonare finalmente in pace! 

Sale registrazioni professionali, piccoli ritrovi insonorizzati, noleggio strumenti e sala e tutto ciò che ti serve per la tua carriera professionale oppure una serata in compagnia dei tuoi vecchi compagni di note musicali.

Nome: Play Live

Sito https://www.plive.it/

Indirizzo: Via Sannio 4, 20137 Milano         

 

Note: La location si presta per tutte le esigenze, ed offre sturmenti e sale prova professionali, spazi fino a 50 metri quadri. I prezzi variano da un minimo di 12€ all’ora fino a 25€ per le sale maggiori. 

Nome: Massive Arts

Sito https://www.massivearts.it/

Indirizzo: Via Eugenio Villoresi 24, 20143 Milano          

 

Note: Qui si fa davvero sul serio. La location viene utilizzata da artisti nazionali e internazionali ma è aperta anche ad amatori.

Offre 6 sale prova da 20 fino a 70 metri quadri.

Presente anche una Music Academy dove gli aspiranti musicisti possono incontrare i big della musica. 

 

Nome: Soundcheck Studio

Sito https://www.soundcheckstudio.it/

Indirizzo: Laura Ciceri Visconti 10, 20137 Milano        

 

Note:Sale prova, studi odi registrazione e scuola di musica con servizi per amatori e professionisti.

Cosi si presenta Soundcheck con le sue 4 sale climatizzate fino a 27 metri quadri a 10€ l’ora con offerte e vantaggi nel weekend. 

Luogo ideale per gli amanti della batteria!

 

Nome: Lambrate Sound

http://www.lambratesound.it/

Indirizzo: Via Privata Oslavia 17, 20134 Milano  

 

Note:Ex struttura industriale di 350 metri quadri con 11 sale prova per tutte le esigenze permette l’utilizzo di strumenti propri a patto che le sale vengano prenotate menislmente con un minimo contributo di 200€ al mese.

La struttura offre inoltre servizio di portineria, montacarichi per strumentazione e sistema di videosorveglianza.

Nome: Flam Music Studio

Sito https://www.sala-prove-milano.it/

Indirizzo: Via Jacopo Palma 11, 20146 Milano   

 

Note:Sale climatizzate insonorizzate complete di strumentazione, si tutto reale.

13 euro all’ora è il numero magico per entrare in questo mondo con alcune agevolazioni per il weekend. Lo studio offre inoltre lezioni musicali sia per singoli che collettive e la possibilità di registrare!

 

Nome: Overdrive

Sito: http://www.overdrivestudio.it/

Indirizzo: Via Generale Mac Mahon, 14, 20159 Milano   

 

Note: 4 sale climatizzate contornate da numerosi servizi come service audio e luci, e corsi di approfondimento musicale. Possibilità inoltre di strutturare progetti musicali e demo sia studio che live.

Nome: Mlk Studios

Sito: https://www.salaprovemilano.com/

Indirizzo: Via Salvatore Pianell 28, 20125 Milano                



Note:Zona Ca’Granda / Bicocca con le sue 5 sale insonorizzate e climatizzate, offre spazi da 15 a 25 metri quadri con possibilità di noleggio strumentazione e prezzi che variano da 16 a 19€ l’ora.

Soluzioni anche per gli amici DJ o eventi come matrimoni, feste e compleanni.

 

Nome: Artisti Nascosti

Sito: https://www.artistinascosti.it/

Indirizzo: Via Maniago 6, 20134 Milano                

 

Il paradiso delle band pop-rock con le sue 4 sale insonorizzate, climatizzate e complete di strumentazione.

Area relax completa di Wifi gratuito e prezzi che variano da 8,50€ a 15,50€.

Molto interessante la possibilità di avere prezzi agevolati per artisti singoli.

Non dimenticate inoltre di guardare i pacchetti per più di un noleggio che vi faranno risparmiare qualcosa!



It’s a long way to the top if you wanna rock and roll!

Così cantavano gli ACDC in uno dei loro brani più celebri.

Per cui dalla redazione di Boxmusicale ci siamo chiesti: 

“Ma quali lavori i nostri idoli della musica hanno dovuto affiancare alla propria carriera musicale prima che la musica diventasse la loro vera professione?”

Ecco alcuni esempi di come la gavetta sia 

Come as you are! L’indimenticato cantate dei Nirvana Kurt Cobain è stato per anni lavapiatti presso il ristorante Lamplighter di Grayland a Washington, ma non prima di essere l’istruttore di nuoto piú amato per bambini dai 3 ai 7 anni.

Arriva a New York negli anni 70, prima di diventare la regina del pop mondiale, sforna quelle che sarebbero state le ciambelle più famose al mondo. Stiamo parlando di sua maestà Madonna! Il suo palcoscenico non era ancora pieno di glitter e fan in deliro, ma di affamati clienti della ormai famosissima catena Dunkin’ Donuts!



Farrokh Bulsara più conosciuto ai molti come la voce del secolo, Freddie Mercury, eccentrico frontman e cantante dei Queen. Per finanziare la sua ascesa nell’olimpo della musica mondiale, quando ancora era un giovane indiano in cerca di fortuna nella periferia londinese, organizzava piccoli mercatini  al Kensington Market, dove vendeva i suoi disegni e vestiti usati, assieme a quello che sarà il batterista dei Queen, Roger Taylor.




E se vi dicessimo, che una volta entrati in un locale qualsiasi, in una fredda giornata d’inverno americana, avreste potuto lasciare il vostro cappotto oppure, essere serviti al tavolo dalla venerata The Diva?

Esattamente! Mariah Carey nella sua precedente vita prima di essere la diva più diva d’America, è stata cameriera e addetta alla cappelliera di numerosi ristoranti e club della splendida Manhattan.

Dalla friggitrice a chitarra e microfono la strada è breve!

McDonald è stato il teatro in cui è andata in scena per lunghe serata la trasgressiva ed esuberante cantante Pink. La cantante racconta la sua gavetta da McDonald come una spinta brutale verso il successo. Il desiderio di lasciare quel lavoro le ha dato la spinta e l’agonismo giusto per poter aggredire come solo lei sa fare lo showbiz e diventare una delle cantanti mondiali più amate.

Tenacia, desiderio ardente e costanza sono le caratteristiche che hanno accomunato tutti questi personaggi nella scalata della famosa “long way to the top”.

 

Boxmusicale è sempre alla ricerca di storie da raccontare che siano d’ispirazione per la community. 

Hai altre storie da aggiungere a queste oppure vorresti semplicemente raccontare la tua?

Scrivi alla redazione di Boxmusicale all’indirizzo info@boxmusicale.it  







Il vostro nome è davvero curioso, come mai avete pensato ad AYE AYE? Immagino sia per la sua unicità e il suo aspetto bizzarro… come e quando è nata l’idea?

Abbiamo scelto il nome AYEAYE per la band quando abbiamo iniziato a scrivere i nostri primi brani originali.

L’Aye aye è un singolare lemure che vive in Madagascar; quando millenni fa questa isola si staccò dal continente africano i primati di quella zona hanno avuto un’evoluzione completamente diversa da quella che ha portato altri esemplari alla nostra specie, quella umana.

Per noi vuole essere simbolo della grande domanda che ci spinge a scrivere, ossia, quale futuro ci aspetta? Evoluzione o involuzione? Saremo uniti e fieri della molteplicità e varietà delle nostre culture oppure divisi?

E volgendo lo sguardo verso il nostro passato di esseri umani, come ci prepariamo ad affrontare il futuro? 
Un’altra importante caratteristica dell’Aye Aye è cacciare le sue prede tamburellando e perquotendo con le sue mani i rami e, dopo averne ascoltato ed “esaminato” le vibrazioni, per merito del suo prodigioso udito,  prepararsi al banchetto.

Metaforicamente, dunque, il suo nutrirsi di vibrazioni, è un po’ come il nostro lavoro di musicisti, una sintesi di curiosità, ricerca e analisi.

Infine la famiglia dell’Aye Aye è definita da dizionario come Daubentonia [Madascarensis], che noi abbiamo abilmente “evoluto” in Dubntone (Dub n Tone), rafforzando il legame semantico con il Dub, sound che influenza, arricchisce e guida la nostra musica. 

Ci raccontate qualcosa in più della vostra esperienza in Giamaica e delle vostre collaborazioni? Come ha influenzato il vostro percorso questa esperienza?

Riteniamo che la musica reggae stia alla Giamaica come la letteratura di Dante o le opere di Michelangelo stiano all’Italia. Il Reggae è stato capace di motivare un popolo, costituito all’arrivo nell’isola di numerosissimi schiavi, a creare una vera e propria cultura, partendo dalla musica; una cultura libera e non più schiava, la cultura giamaicana appunto.

Troviamo sia meraviglioso che un’innovazione così degna di nota a livello internazionale sia stata sviluppata dagli abitanti dei ghetti di una piccola isola; persone nate con poco di più di una disposizione naturale alla creatività ed una spiccata sensibilità musicale, il che rende ancora più incredibile, l’improbabile ascesa del reggae. 

Il nostro viaggio sull’isola, iniziato come esplorazione musicale, ci ha portato alla scoperta delle storie di chi abita questi posti, lontani in tutto da noi, ma così vicini per l’umanità che ci rende tutti uguali, uomini, appunto.

E’ questo in fondo che caratterizza i nostri primi brani, raccontiamo uomini comuni e celebriamo la vita. Ed è stato proprio a Kingston Town, grazie ad Avant Academy (accademia musicale), che abbiamo avuto la possibilità di lavorare insieme musicisti fondamentali per la musica giamaicana, come Wayne Armond (chitarrista di chalice e Jimmy Cliff, e produttore), Romeo Gray (trombonista, ha suonato con Ken Boothe tra gli altri), Seretse Small (presidente di Avant e chitarrista di Champolle), Steve Goldin (chitarrista di Israel Vibration), Earl Chinna Smith (Inna the Yard) e molti altri. Siamo partiti con l’idea di lavorare a due brani, Hundred Skies e Done this Way, che  con la collaborazione degli artisti sopracitati abbiamo ultimato di arrangiare e creato una preproduzione. 

Ci potete dare qualche anticipazione sul vostro nuovo lavoro?

A settembre pubblicheremo 3 brani originali registrati presso Greezly Production. I brani affrontano la tematica della migrazione come processo naturale. Spostarsi per migliorare la propria condizione, o per garantire la propria sopravvivenza, accomuna tutti gli esseri viventi liberi. Solo chi è schiavo infatti è limitato nella possibilità di cambiare la propria condizione.

Con “ Hundred Skies”, nostro primo singolo, abbiamo voluto raccontare la “saudade” (in portoghese la nostalgia della casa) di un qualunque individuo che ha affrontato un lungo viaggio, lasciando la propria famiglia e il proprio paese dietro di sé, per garantire un futuro più radioso a chi lui ama.

Non sappiamo infatti se il protagonista di questa storia sia un meridionale al nord, un italiano a Londra, un tedesco in Brasile, o un libico in Francia.

Non sappiamo nemmeno se stia scappando da una guerra, da una  carestia, da una situazione economica rovinosa o da una mala politica. E tanto meno è noto il tempo in cui si svolge il racconto. Eppure questa storia, è la storia di tutti noi, migranti, figli o nipoti di migranti. 
Con “Done this way” abbiamo voluto invece celebrare la vita; nonostante quanto di più marcio può produrre l’essere umano, Madre Natura continua a regalarci lo sbocciare dei fiori e l’alternanza delle stagioni, a ricordarci che l’essenza della vita e la risposta a molti problemi ed esigenze di ciascuno individuo risiedono nel seme stesso che viene piantato nella nostra sacra terra. 

Avete già qualche data per la promozione?

Per ora stiamo affrontando le date estive, a novembre ripartiremo con un piccolo tour promozionale e le date usciranno presto, seguendo i nostri social facebook e instagram rimarrete aggiornati. 

Come vi fa sentire esibirvi dal vivo e che emozioni volete regalare a chi vi ascolta?

Dopo mesi di prove e ore di duro lavoro per preparare gli spettacoli, sicuramente il momento dell’esibizione live è per noi una delle fasi più divertenti, dove le nostre energie e quelle del pubblico si mescolano in una festa di colori, suoni e danze. 

La reggae music è infatti un mezzo potentissimo per affrontare i temi più complessi e renderli accessibili ad un pubblico più vasto poiché, storicamente, ha ispirato tanto le civiltà appartenenti alle superpotenze mondiali quanto alle nazioni in via di sviluppo. Speriamo infatti di riuscire a portare la giusta consapevolezza su tematiche che vengono troppo spesso manipolate e offuscate da uomini corrotti dal potere e dal caos mediatico, tematiche come la migrazione, la dignità e l’inclusione che raccontiamo attraverso storie di uomini semplici, mediante l’energia della musica, una lingua universale che riesce comunicare in maniera diretta, al cuore delle persone. 

 

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